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Gernika

Azione teatrale in quattro movimenti

Lo spettacolo nasce dall'esperienza della produzione, “Nel segno di Guernica”, riscritta in occasione del settantesimo anniversario del bombardamento della cittadina basca. Si sviluppa attorno alle suggestioni legate alla nascita della celebre opera di Picasso ruotano molti altri quadri, quelli della vita quotidiana di una città che vede stravolta la sua innocenza dalla brutalità di un'aggressione vile e inaspettata. Il nuovo titolo, che ripristina la versione originale basca del nome “Gernika”, vuole riaccostare la storia dell'opera a quella della città e della sua gente, indagando in modo limpido i rapporti fra il calore umano delle vicende e la sublimazione estetica dell'arte.

L'azione teatrale si svolge, come in una partitura musicale, per successivi “movimenti” legati da un filo di suggestioni attorno al nucleo tematico e non rigidamente legati tra di loro da continuità temporale o di azione. Le ambiguità, le contraddizioni, non vengono risolte, la storia non viene riscritta, né in senso epico né in senso tragico, ma tutto è lasciato nel suo posto sbagliato dallo scompiglio del dramma. Attraverso vicende minime come una festa di matrimonio in famiglia, e vicende storiche come la formazione delle Brigate Internazionali, le lotte fratricide e i tradimenti che contraddistinsero la guerra civile, è l'immensa fragilità dell'uomo a emergere sempre: i suoi detriti smembrati, come appaiono sulla tela picassiana, sono contemporaneamente il segno della sua disgregazione interiore, e della necessità di tenere alta la guardia, per evitare che la sua parte malvagia prevalga.

L'ultimo “movimento”, è però tutto dell'arte. Il fuoco distruttore diviene fuoco creatore. La potenza stessa dell'opera dimostrerà di poter cambiare il corso della storia. Le figure dipinte escono dunque dall'astrazione per entrare nella battaglia. Per usare le parole dello stesso Picasso: “Come sarebbe possibile non avere alcun interesse per gli altri esseri umani e rinchiudersi in una torre d’avorio, indifferenti a quella vita che ci viene offerta in maniera così abbondante? La pittura non è stata inventata per decorare appartamenti. Essa è un’arma di offesa e di difesa dal nemico”. In ultimo, l'opera stessa, in prima persona, ci offre una lezione, e una speranza.

La comprensione della densa azione scenica viene facilitata dalla distribuzione di un libretto contenente la “partitura” dell'opera, riferimenti storici, disegni originali e i testi poetici di Maria Grazia Calandrone.

Il tema è di scottante attualità, come ha recentemente scritto Wu Ming nel recensire l'impressionante romanzo “Le benevole” di Jonathan Littel, forse l'opera più esplicita e allucinante sull'olocausto: nessuno è immune dal diventare nazista. 

Regia
theatre en vol, Giancarlo Savino

Attori
Michèle Kramers, Maria Paola Cordella, Puccio Savioli, Alessandro Doro, Giangiorgio Cadoni, Francesca Ventriglia
Macchine di scena
Puccio Savioli 
Costumi
Gianluca Melis
Scenotecnica
Massimo Casada 
Assistenti scenotecnica 
Paolo Caddeo, Gianluca Melis 

 scheda spettacolo

Immagini

 



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